Nella mia lunga carriera da fisioterapista e osteopata, molto spesso mi sento rivolgere questa domanda: “Mi hanno trovato un’ernia del disco. Dovrò essere operato?”

 

La risposta è: molto probabilmente NO.

In questo articolo voglio spiegare quando è consigliabile ricorrere alla chirurgia per curare l’ernia del disco e quando invece è consigliabile trovare un metodo che aiuti l’ernia a regredire in modo spontaneo senza dover intervenire chirurgicamente. Per seguire questa ultima strada ti consiglio di leggere la pagina del trattamento proposto da Nervenia, l’ernia del disco. 

Quando occorre operare l’ernia del disco?

Gli studi scientifici danno indicazione di un’operazione chirurgica all’ernia discale nei seguenti casi:

  • quando viene diagnosticata la sindrome della cauda equina, una grave manifestazione neurologica che porta all’incontinenza e alla paraplegia permanente se non viene trattata; in questo caso l’intervento rappresenta una vera e propria URGENZA;
  • quando vi sono importanti e progressivi deficit motori;
  • quando notiamo una progressiva debolezza in qualche movimento delle braccia, delle mani, delle gambe o dei piedi nella zona dove abbiamo precedentemente provato dolori o formicolii;
  • quando il dolore diventa insopportabile;
  • quando la terapia conservativa fallisce.

Quando NON occorre l’intervento chirurgico per l’ernia del disco?

Nella maggioranza dei casi però l’intervento chirurgico non è necessario, e in questo articolo vorremmo dare la nostra spiegazione.

In prima istanza la quasi totalità delle ernie lombari o cervicali migliora spontaneamente in media entro 6 settimane. Un buon supporto farmacologico e fisioterapico strumentale antalgico aiutano a superare questo periodo.

Spesso si ha una regressione totale spontanea dell’ernia, questo significa che l’ernia del disco sparisce senza fare nulla. Succede perché il 90% del materiale che compone il nucleo polposo è acqua, per cui l’ernia, che altro non è che una fuoriuscita del nucleo polposo dal suo anello contenitivo, tende naturalmente a disidratarsi; si tratta di un vero e proprio processo di guarigione spontanea che può impiegare circa tre mesi.

Ovviamente questo succede nel migliore dei casi.

Possiamo, inoltre, affermare che attualmente esistono molte terapie non invasive che facilitano la regressione dell’ernia del disco, una di queste, che consideriamo la più efficace ed è quella che abbiamo messo al centro dei nostri studi è la radio frequenza associata alla stimolazione profonda del nervo (DNS).

Nervenia è specializzata in questo tipo di neuromodulazione, oltre che in fisioterapia. Altre terapie di supporto possono essere anche:

  • la manipolazione manuale con la fisioterapia,
  • gli esercizi fisici mirati,
  • l’assunzione di farmaci specifici in concerto con il medico specialista.

Quindi è meglio operare o non operare?

Esiste un aspetto molto interessante sulla diatriba tra approccio chirurgico e conservativo: soprattutto nei casi di dolore importante, la chirurgia permette una regressione del dolore provocato dall’ernia del disco molto più veloce della terapia conservativa; questo è vero. Eppure a distanza di quattro anni dall’operazione chirurgica, i risultati in termini di ricaduta, permanenza del dolore o altri sintomi non sono assolutamente differenti tra i soggetti operati e non-operati.

La nostra conclusione è che risulta essenziale l’intervento chirurgico dell’ernia discale in alcuni casi gravi e urgenti: nei casi con deficit motorio e sfinterico e nei casi con dolore veramente importante. Ma in tutti gli altri un approccio fisioterapico adeguato e ben studiato dà gli stessi, se non a volte migliori, risultati della chirurgia.

A sostegno di quanto detto in merito al fatto che sia necessario oppure no l’intervento chirurgico in caso di ernia al disco vi segnaliamo tre studi a sostegno delle nostre tesi: